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Denina Pellico Rivoira
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10 Febbraio 2022
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LA BELLEZZA PER FARINETTI AL DENINA PELLICO RIVOIRA

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Nella mattinata di mercoledì 9 febbraio gli studenti dell'Istituto Denina Pellico Rivoira hanno avuto modo di incontrare in videoconferenza Oscar Farinetti. Durante l'incontro, organizzato dal prof. Franco Giletta, che ha conosciuto Farinetti in occasione di Expo 2015 e che ha esposto alcune sue opere in diverse sedi di Eataly nel mondo,  l'imprenditore albese ha tenuto alta l'attenzione di quasi un migliaio di studenti grazie alla sua capacità oratoria e al suo entusiasmo. 

Giletta ha preso come spunto di partenza l'articolo 9 della Costituzione che prevede che la Repubblica promuova lo sviluppo della cultura e della ricerca e la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico. In risposta Farinetti ha argomentato con dati oggettivi la tesi che l'Italia sia il paese più bello del mondo. Abbiamo il maggior numero di città d'arte al mondo, ma anche di piccoli affascinanti borghi rurali. Vantiamo il primato mondiale anche nella maggiore biodiversità agroalimentare grazie alla favorevole posizione geoclimatica, ma anche grazie all'eredità degli antichi greci e romani che ci hanno tramandato  la cultura e  il legame con la terra e quindi la capacità di farla fruttare. In Italia ci sono 1200 vitigni autoctoni contro i 222 della Francia, al secondo posto nel mondo. Abbiamo 538 cultivar di olive; la Spagna, secondo paese al mondo, ne ha 60. Coltiviamo 445 specie di pomodori rispetto alle 50 dei paesi del Sudamerica da cui è stato esportato in origine, 140 tipi di grano duro rispetto ai sei della zona in cui è nato, la mezzaluna fertile. Siamo la nazione con più siti dichiarati Patrimonio dell’umanità dall’Unesco, 58. L'Italia, che rappresenta lo 0.05% delle terre emerse, ospita il 70% di tutta l'arte antica della terra. L'Italia è indubbiamente il paese più bello del mondo però è al ventitreesimo posto su ventisette paesi in Europa per tasso di lettura. “I giovani – continua Farinetti - hanno la possibilità di ridare forza e importanza al nostro paese, che oggi non ha quello che merita, e l'unico modo per farlo è studiare, studiarne la bellezza ma anche studiare per mettere a frutto tutte le potenzialità che hanno gli italiani, considerati i più creativi al mondo, nonché i migliori manufattori. Il problema è che gli italiani non sanno lavorare in team. Un’eccezione, per esempio, è stata rappresentata dai romagnoli che hanno saputo inventare “la riviera romagnola” che, a oggi, ospita su 80 km di coste una media all'anno di 22 milioni di turisti. Dobbiamo imparare a esportare i nostri prodotti e a importare i turisti e lo possiamo fare solo studiando e sfruttando le vocazioni del nostro paese".

Meglio ancora se poi i giovani osservano l'Italia da fuori vivendo per un po' all'estero per prendere coscienza delle potenzialità del loro paese e poterle far fruttare una volta tornati. Farinetti focalizza l'attenzione sull'opportunità che ci han dato questi ultimi due anni di chiusura di aprirci ora al nuovo, di imparare a trovare soluzioni, a costruire, a risolvere, a collaborare. Racconta che nell'organizzazione di Eataly è stato creato un gruppo creativo che, in uno degli incontri finalizzati al miglioramento dell'azienda, ha deciso di lavorare sul nuovo, in particolare sulle parole nuove, identificandone cinque intorno alle quali si sviluppa la filiera della vita: mangiare, amare, studiare, lavorare, sognare. A ognuna di queste sono state affiancate altre parole, geniali nella loro semplicità: a mangiare è stata associata “terra”, ad amare “riparare”, a studiare (attività di cui dobbiamo essere orgogliosi perchè ce la siamo inventata, a differenza delle prime due che sono naturali) “mutare” (“l'italiano deve passare da pensare in piccolo a pensare in grande, dal sovranismo al sovranazionalismo”), a lavorare “together”, a sognare “avvenire”. A seguito delle domande degli studenti Farinetti ha poi rimarcato l'importanza dello studio: “I ragazzi dovrebbero studiare obbligatoriamente fino ai 25 anni, dovrebbero poter aver accesso tutti all'università. Io ho fatto il mitico Liceo Classico Govone di Alba, quello di Fenoglio, poi ho interrotto l'università a sette esami dalla laurea perchè ho aiutato mio padre nella gestione dell'azienda. Mi hanno dato, in seguito, due lauree honoris causa”. “Ha senso investire oggi in Italia nella ristorazione?”. Risponde Farinetti: “Sì, se si offre un'elevata qualità della materia prima proveniente dal territorio e se si limitano i costi del lavoro. Bisogna investire in una ristorazione informale, ma autorevole. In Italia esiste ancora tutta una rete di osterie che altrove sono scomparse”. “E' determinante conoscere le lingue?” - “E' obbligatorio per comunicare con il resto del mondo, bisogna conoscere benissimo  l'inglese per avere tutte le porte aperte, ma anche il francese, il tedesco”. In conclusione Farinetti recita una sua poesia scritta per i nipotini dal titolo “Avrai una luce”, incentrata sull'utilità di rimorsi, rimpianti e paure, ma anche sulla speranza e sulla leggerezza.

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28 Gennaio 2022
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CONFERENZA CON MARIO PIOVANO: DA MORETTA ALLA GESTIONE DELLE OLIMPIADI DI TORINO 2006

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Interessante incontro online per oltre 700 ragazzi dell’istituto saluzzese Denina-Pellico-Rivoira: l’ospite era  l’ingegner Mario Piovano, ex dirigente Fiat e coordinatore dei lavori per le Olimpiadi invernali di Torino 2006. Rispondendo cortesemente alle domande degli studenti, Piovano ha ripercorso le tappe principali della propria vita, ricca di esperienze e interessi: proveniente da una famiglia operaia di Moretta, ha frequentato il liceo classico a Saluzzo, si è laureato in ingegneria elettrotecnica al Politecnico di Torino, è entrato in Fiat  e lì ha fatto carriera,  fino a diventare dirigente nell’ambito dell’impiantistica e responsabile delle commesse.  Il successo nel lavoro lo ha portato a voler “restituire” alla società una parte di quella fortuna, impegnandosi nel volontariato e nell’amministrazione del suo paese come sindaco per 4 mandati, fino al 1991. Tappa importante della sua carriera negli anni Novanta fu la progettazione dello stabilimento Fiat di Melfi, per una spesa di 1000 miliardi di lire, con l’assunzione di circa mille persone. Una svolta arriva nel 1999, quando Torino si aggiudica le Olimpiadi invernali e il Coni chiede al senatore Agnelli il nome di una persona affidabile a cui assegnare la gestione delle opere di costruzione. Il nome indicato è proprio quello di Mario Piovano, che si dedica a tempo pieno alla grandiosa ed entusiasmante avventura che cambia in meglio il volto e l’immagine di Torino in Italia e all’estero. Con un budget di 2 milioni di euro, gli obiettivi prefissati sono stati tutti raggiunti: 6 stadi del ghiaccio, 10 villaggi olimpici, 12 impianti di risalita, 100 innevamenti programmati, 5 piste, 4 interventi di specialità in montagna (trampolino, biathlon, fondo, una pista da bob di 1400 metri con 19 curve, da percorrere in 59 secondi). Tra gli interventi stradali anche la tangenziale di Saluzzo, in quanto collegamento con l’aeroporto di Levaldigi. Il tutto nel rispetto della sicurezza, del sistema idrogeologico e dell’ambiente, da cui sono derivati il riconoscimento del WWF e la qualifica di “eccellenza” da parte del CIO e della Federazione Sportiva Internazionale.

Concreti e preziosi i consigli dell’ing. Piovano ai ragazzi: la conoscenza dell’inglese è fondamentale per lavorare in grandi aziende sia in Italia sia all’estero. Lo studio e l’impegno nelle materie tecniche del nostro istituto (economia, elettrotecnica…) porteranno sicuramente a sbocchi lavorativi soddisfacenti. Competenze richieste sono la cooperazione in team, la concretezza, l’attenzione all’ambiente, per esempio riguardo alle fonti di energia. Insomma, un incontro da cui sono scaturiti  consigli e riflessioni utilissimi per i ragazzi, che ringraziano il prestigioso ospite per la disponibilità e la chiarezza del suo discorso. Un altro tassello da aggiungere alle attività di Ed. Civica e PCTO.

La conferenza si può seguire sul canale youtube dell’istituto a questo link: www.youtube.com/watch?v=fOL4mGrlnCk

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30 Marzo 2021
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Viaggio in Mozambico per il Denina Pellico Rivoira

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Venerdì 26 marzo si è tenuto per gli studenti del Denina Pellico Rivoira l'incontro COOPERAZIONE INTERNAZIONALE E MOZAMBICO. Alla videoconferenza, parte integrante delle attività svolte nell’ambito di Educazione Civica, sono intervenuti Gabriele e Sabrina Tardivo, che lavorano da diversi anni in Mozambico. La conferenza è stata l’occasione per capire il ruolo fondamentale della cooperazione in un paese in via di sviluppo, nonché per fare un viaggio, almeno virtuale, in un paese ricco di contraddizioni, ma molto affascinante. Sabrina Tardivo, specializzata in Sviluppo e Cooperazione e Cambiamenti climatici, lavora da oltre 10 anni nella cooperazione internazionale. Ha collaborato come ricercatrice con l'Universita' degli studi di Torino e ha gestito progetti di sviluppo in Senegal e Mozambico. Gabriele Tardivo si é laureato in Pianificazione territoriale, urbanistica e paesaggistico ambientale nel 2013 al Politecnico di Torino. Terminati gli studi, a seguito di un viaggio per andare a trovare la sorella  Sabrina, ha deciso di fermarsi in Mozambico alla ricerca di nuove chiavi di lettura della relazione tra spazio urbano, qualitá della vita e felicitá. Dal 2014 lavora in Mozambico nella Gestione di progetti di cooperazione internazionale e dal 2018 si é specializzato sul tema urbano nella Fondazione Avsi, dove attualmente occupa l’incarico di coordinatore nazionale dei progetti urbani in Mozambico. 

Dopo un inquadramento storico del termine “cooperazione”, utilizzato a livello internazionale a partire dal secondo dopoguerra con il Piano Marshall e sfruttato ampiamente nel periodo della decolonizzazione, Gabriele ha spiegato che oggi con “cooperazione internazionale” si intende  soprattutto l'attuazione di progetti nei paesi in via di sviluppo realizzati con uno sguardo più sostenibile, quindi attento alla cultura e ai bisogni effettivi delle realtà locali.

Sabrina ha poi inquadrato rapidamente la storia del Mozambico a partire dall'approdo sulle sue coste da parte di Vasco de Gama (e la conseguente conquista portoghese, pagata a caro prezzo per secoli) per arrivare alla guerra d'indipendenza del '75, durata dieci anni e che ha visto il FRELIMO (fronte per la liberazione portoghese) prendere il potere e avvicinarsi al blocco sovietico. In seguito il paese venne lacerato da una violenta guerra civile fra il FRELIMO e il RENAMO (un esercito di liberazione anticomunista) conclusasi nel '92 grazie all'intervento dell'ONU e della Comunità di Sant'Egidio. Da allora il FRELIMO gestisce la politica del paese, che è una repubblica presidenziale con a capo, attualmente, Filipe Nyusi. Negli ultimi tre anni l'attenzione internazionale si è focalizzata sul nord del paese, occupato da gruppi di jihadisti che stanno terrorizzando la popolazione e che impediscono l'entrata ai giornalisti. La TOTAL (compagnia petrolifera francese) che aveva iniziato a investire nel paese, ha sospeso le attivitá a gennaio dopo un attacco a meno di 20 km dall’accampamento di Afungi (base logistica dell’estrazione di gas in Mozambico). Mercoledi scorso, appena dopo la dichiarazione del gruppo di riprendere i lavori ad aprile, i jihadisti hanno attaccato Palma, la cittá prossima all’accampamento, occupandola e distruggendola. L'azienda ha, quindi, nuovamente sospeso le operazioni. “La situazione è drammatica- sottolinea Sabrina – ci sono famiglie che vendono i loro figli agli estremisti perchè non possono mantenerli. La fine di questi bambini è quella di essere utilizzati come esche o scudi umani dai terroristi. Il governo rifiuta la collaborazione dell'ONU, ma non riesce a frenare questi gruppi estremisti neppure con le milizie paramilitari di cui si è dotato per affrontarli, con l'unico risultato di peggiorare la situazione”. 

La povertà dilaga, la corruzione è dappertutto. Nonostante le grandi ricchezze minerarie di cui il paese è dotato, le strutture sono primitive: la rete stradale è disastrosa, ci sono pochi aeroporti, mancano i servizi essenziali in molte zone.

Eppure, nonostante le condizioni precarie e i molti pericoli, Sabrina e Gabriele sono ancora lì. “E se stiamo qui - dice Gabriele - è perchè, al momento, stiamo bene e abbiamo imparato  ad affrontare le problematiche  e gli imprevisti quotidiani con naturalezza e anche capacità di improvvisazione, come la popolazione locale, consapevoli, però, del fatto di poter prendere un aereo e andare via all'occorrenza”.

Sabrina Tardivo si è ammalata del mal d'Africa, è rimasta in Mozambico e ha iniziato a collaborare con i locali per aiutarli ad avere alcuni servizi basilari, di cui sono spesso sprovvisti: pozzi per l'acqua, vie di accesso per i disabili (che in Mozambico trovano ostacoli ovunque, sia fisici che culturali).  Forse non è stato facile interagire subito con la cultura locale, ma ne è valsa la pena. E' della stessa idea il fratello che si occupa della pianificazione territoriale urbana per rendere più sicure, anche con piccoli accorgimenti, strutture assolutamente precarie sia per i materiali con cui sono state costruite sia a seguito degli uragani che flagellano il territorio nella stagione delle piogge. In particolare Gabriele Tardivo opera nelle aree informali, gli slums, costruite intorno alle grandi città, in modo che la popolazione possa usufruire di spazi sicuri e resilienti che incontrino le esigenze culturali e architettoniche del posto, autorità locali e “capi del quartiere” permettendo. 

E le donne? Le donne sono fortemente discriminate, la maggior parte di loro, soprattutto nelle aree rurali, si dedica alla gestione della casa (ricerca di acqua e lavoro nei campi), senza possibilitá di avere una propria remunerazione e indipendenza. Subiscono spesso  violenza e ciò è considerato lecito dalla comunità.

E il covid? Come viene affrontato in un paese in cui non si hanno i soldi per comprare le mascherine? Viene semplicemente ignorato dalla maggior parte della popolazione tanto da essere definito la “malattia dei bianchi”. Chi entra in ospedale e non sopravvive, poco importa di cosa sia morto, se di malaria, di colera o di covid. L'età media della popolazione però è bassa, intorno ai vent'anni, e questo fa sì che la pandemia venga percepita meno. 

Sabrina e Gabriele hanno poi suggerito agli studenti alcune modalità per intraprendere un percorso di collaborazione internazionale: servizio civile internazionale, stage all'estero, contatti con varie ONG. Anche solo un certo turismo sostenibile può permettere di viaggiare in modo consapevole nel rispetto delle culture locali e quindi della collaborazione.

Conclude la conferenza con una frase di Luca Attanasio il prof. Giuseppe Tardivo, organizzatore dell'evento e zio di Gabriele e Sabrina: “L'Africa bisogna saperla amare, coi suoi pregi e i suoi difetti”.

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27 Aprile 2021
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“La grande trasformazione: L’Italia dal 1989 a oggi”. Conferenza del professor Francesco Tuccari per le classi quinte del “Denina Pellico Rivoira”.

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Giovedì 22 aprile gli studenti delle classi quinte dell’IIS “Denina Pellico Rivoira” di Saluzzo hanno potuto seguire un’interessante conferenza di storia contemporanea sul tema “La Grande Trasformazione: l’Italia dal 1989 a oggi.”

L’incontro, organizzato e moderato dal professor Andrea Farina, ha avuto come relatore il Professor Francesco Tuccari,

Tuccari, ordinario di Storia delle dottrine politiche all’Università di Torino, è personaggio di grande importanza nel mondo accademico attuale. Dirige la rivista “Storia del pensiero politico”, fondata nel 2012 e pubblicata dalla casa editrice il Mulino ed è membro dei Comitati Scientifici della Fondazione Istituto Piemontese Antonio Gramsci, della Fondazione Luigi Firpo, della Fondazione Filippo Burzio e della Fondazione Luigi Einaudi di Torino. Nel 2020 ha pubblicato il saggio “La rivolta della società. L’Italia dal 1989 ad oggi”, edito da Laterza, i cui contenuti sono stati il filo conduttore dell’incontro.

La conferenza, a cui ha partecipato anche un gruppo di studenti del Liceo “Bodoni” di Saluzzo, era dedicata all’esame dei principali cambiamenti che hanno investito l’Italia negli ultimi trent’anni, da quel 1989, che vide la caduta del muro di Berlino, ai giorni nostri, in un percorso ricco di eventi e di situazioni di grande interesse storico e sociale.

Le trasformazioni di cui ha parlato Tuccari non riguardano, infatti, solo la sfera politica, bensì l’economia, la società, la cultura in generale e sono legate da una trama comune che le unisce in uno scenario complesso e avvincente.

Partendo da un suggerimento bibliografico, ovvero “La grande trasformazione” di Karl Polanyi, a cui l’autore si è ispirato per la redazione del suo ultimo libro, Tuccari ha analizzato le cinque trasformazioni, più una, che hanno interessato la storia italiana negli ultimi trent’anni, esaminando il passaggio dalla Prima alla Seconda e poi alla Terza Repubblica, ricostruendone la cronologia e analizzandone le dinamiche di fondo, fino a trattare gli aspetti più significativi della attuale situazione nazionale, con cenni agli effetti sulla società prodotti dalla recente emergenza pandemica.

Iniziando a analizzare tali cambiamenti dalla globalizzazione, soffermandosi sul fenomeno migratorio in entrata, trattando il declino economico legato alla Grande Recessione del 2008, il mutamento dei valori, per arrivare alla rivoluzione digitale e al mutamento della natura dei partiti politici, Tuccari ha disegnato con chiarezza e grande competenza un quadro dinamico delle trasformazioni storiche che hanno coinvolto il nostro Paese negli ultimi anni, lasciando una traccia indelebile nella situazione attuale.

Il professore ha offerto molti spunti di riflessione ai ragazzi, invitandoli innanzitutto a focalizzare l’attenzione sulle conseguenze delle due crisi fondamentali, la già citata recessione del 2008 e la crisi pandemica di questi giorni, e ha risposto in modo esauriente a alcuni interrogativi di natura economica, culturale e sociale posti dagli studenti. che sono stati sicuramente stimolati e guidati alla conoscenza e all’approfondimento di temi fondamentali per comprendere il mondo in cui viviamo.

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14 Marzo 2021
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Cambiamenti climatici e agricoltura

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Il clima cambia e le conseguenze sull’agricoltura sono evidenti a livello mondiale e a livello locale, come nelle terre del Monviso. Questo l’argomento della videoconferenza tenutasi lo scorso 5 marzo per le scuole superiori del saluzzese. Introdotta dal dirigente dell’IS Denina-Pellico-Rivoira, prof. Girodengo, l’ospite era la dottoressa Maria Lodovica Gullino,  saluzzese, ricercatrice e docente universitaria, fitopatologa, direttrice di Agrinnova, un comitato scientifico internazionale che analizza l’evoluzione dei fenomeni connessi al cambiamento del clima e propone progetti e soluzioni. 

Il contesto attuale vede una forte urbanizzazione, parallela ad un forte aumento demografico in alcune aree del pianeta. Si stima che nel 2050 servirà il 60% di cibo in più rispetto a oggi. Occorre incrementare la produzione agricola in quantità e qualità, investire su energie rinnovabili, puntare sulla sostenibilità. L’acqua, per esempio, è un bene che si sta riducendo, sono in corso guerre in Africa e in Medio Oriente per il controllo delle zone fertili e umide. Il pianeta Terra non ci basta più. Le sfide per il mondo dell’agricoltura sono molte: migliorare la qualità nutrizionale del cibo, incrementare la produzione nei “Paesi terzi”, limitare il consumo dissennato di risorse, rendere l’attività agricola più redditizia. Il commercio globale è una minaccia alla biosicurezza delle colture, si diffondono parassiti, batteri e virus. Gli eventi catastrofici naturali (uragani, inondazioni, siccità…) sono più frequenti, anche qui in Piemonte; ricordiamo per esempio le recenti alluvioni o la tromba d’aria che nell’agosto scorso ha sradicato interi frutteti a Lagnasco. I gas serra, come il metano prodotto in grande quantità negli allevamenti, hanno causato l’innalzamento delle temperature, con effetti a breve termine anche positivi nel centro e nord Europa, dove certe colture se ne avvantaggiano, ma con effetti negativi a lungo termine. L’Italia rischia di trovarsi tra qualche decennio con lo stesso clima del Marocco di oggi.

Si può fare qualcosa? Sì, a livello di singoli cittadini ridurre consumi e sprechi, scegliere uno stile di vita più sobrio e sostenibile. A livello di comunità fare scelte politiche locali, nazionali, mondiali, in difesa delle risorse, con l’impiego delle nuove tecnologie. A livello di ricerca implementare gli strumenti, i modelli, i progetti. E’ proprio questo l’obiettivo di Agrinnova, che sta attuando, tra l’altro, il monitoraggio delle colture locali e delle fitopatologie in evoluzione, in modo da poter intervenire per difendere la nostra biodiversità.

Il 2020 era stato dichiarato Anno Internazionale per la salute delle piante. La dott.ssa Gullino ha istituito un premio in memoria di suo padre, per incoraggiare i giovani e la comunità saluzzese a riflettere e a produrre idee sulla frutticoltura locale. E’ uno dei tanti aspetti che contribuiscono alla valorizzazione del territorio e alla candidatura di Saluzzo a Capitale della Cultura 2024. 

Ufficio stampa Denina-Pellico-Rivoira 

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  1. La “voce” dell’ironia nel teatro e nello spettacolo. I ragazzi dell’IIS “Denina Pellico Rivoira” di Saluzzo incontrano l’attore e imitatore Claudio Lauretta.
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